- Home
- Psicologia
- Animamediatica
- Animamediatica 13-2024 Ebook
IL MURO, LA PORTA
Nel fumetto di Silver La porta, di cui è esilarante protagonista Cattivik – uno sfortunatissimo ladro, che mai si arrende alla sua sorte fallimentare - vediamo il personaggio pregustare la rapina in un
appartamento della piccola borghesia impiegatizia, prima d’imbattersi in un ostacolo all’apparenza insormontabile: un cancello munito di chiavistello che schiude l’accesso a una casa privata. I reiterati
tentativi di superare la soglia s’infrangono, uno dopo l’altro, contro la pervicace resistenza della porta: nulla - dai tradizionali metodi adottati dai rapinatori ai più fantasmagorici ricorsi alla seduzione manipolativa e alla violenza esasperata - reca il risultato auspicato. L’inferriata è là con la sua “cosità” - inattaccabile, insormontabile, immarcescibile, indifferente a ogni tentativo compiuto dallo scassinatore. La panoplia degli strumenti del pensiero, della fantasia e della tecnologia – che giungono ai bombardamenti aerei e all’apocalisse atomica – si ritorcono con irresistibile comicità contro “l’apprendista stregone”. Quando, alla fine della storia, a Cattivik finisce per mancare persino il terreno sotto i piedi, con somma noncuranza, un travet dall’accento piemontese compie l’unico gesto utile per passare la soglia: lasciare scorrere la cancellata sui suoi cardini…
L’intuizione fumettistica è profonda, geniale: ci sono situazioni di cui non si viene a capo né con l’inganno, né con la manipolazione, né con la forza, poiché il risultato di tali operazioni rende la “porta”, dunque la soluzione, ancor più inaccessibile e la realtà ancor più resistente. E quand’anche il risultato fosse conseguito, a tutti i costi, la desertificazione dell’anima di chi ha compiuto questa azione è terribile. E ciò vale pure per chi, potendo intervenire per bloccare o influenzare positivamente il processo distruttivo, è rimasto con le mani in mano, relegato alla sua condizione di ignavo e di accidioso.
Viviamo quotidianamente, da spettatori plaudenti oppure basiti e inoperosi, conflitti crudeli che ci riguardano sempre più da vicino a livello collettivo. Siamo aggrediti dalla menzogna di una comunicazione manipolata che veicola messaggi di odio primordiale, di ottusità fideistica, di dogmatismo ideologico mortificante l’intelligenza, la sensibilità, la comprensione dei fatti. Abbiamo, invece, l’obbligo morale, e quello necessario alla sopravvivenza, di riflettere, di analizzare e di insorgere contro le sciocchezze e le bugie che ci vengono contrabbandate come oracoli sapienti, pronunciati da individui mendaci per convenienza, per viltà, per inconsapevolezza.
Se esistono delle guerre, devono esistere delle paci, o perlomeno delle tregue durante le quali consentire lo sviluppo di processi di de-escalation e di lenta e faticosa costruzione di accordi. Un esempio storico di immenso valore ce lo consegna il vero retroscena della “Crisi dei missili di Cuba”, consumatasi nell’autunno del 1962. I contendenti, U.S.A. e U.R.S.S., portarono il mondo sull’orlo della catastrofe nucleare, ma ebbero anche la capacità d’invertire il rovinoso processo. Anzi, quella crisi, che fece tremare l’umanità, divenne la “porta” di accesso alla fine della Guerra fredda. Dal “muro contro muro” si passò all’istituzione di una migliore comunicazione, atta a prevenire una crisi incontrollabile tra le Grandi Potenze di allora. Questa differente strategia politica trovò un simbolo nell’istituzione della Hotline tra Washington e Mosca – la “Linea rossa” per trasmettere messaggi rapidi e diretti tra il Pentagono e il Cremlino. Ma la propaganda ci ha impedito per molti anni di conoscere la verità riguardo al come Kennedy e Chruščëv giunsero a un’intesa: la vulgata occidentale ha narrato per lungo tempo che i sovietici, spaventati dalla risolutezza americana, si siano ritirati con la coda tra le gambe. Di fatto, la pubblicazione dello studioso Sheldon Stern (2012), per 23 anni storico della John F. Kennedy Presidential Library, basata su documenti desecretati, ci ha rivelato che all’opinione pubblica occidentale fu nascosta la vera ragione della soluzione Questa nasceva da uno scambio, da un compromesso, da un patto stilato tra i contraenti: i sovietici avrebbero smantellato le basi missilistiche con testate atomiche a Cuba, se gli statunitensi avessero evitato l’invasione militare dell’isola e disinstallato i loro missili atomici Jupiter dalla Turchia e dall’Italia. Cosa che avvenne puntualmente.
Lo psicologo sociale Robert B. Cialdini, nel suo illuminante testo Le armi della persuasione (1984-2022), commenta nel seguente modo l’occultamento propagandistico dei fatti che è stato tanto a lungo perpetrato:
«Sembra paradossale, e anche deplorevole, che per decenni, e persino oggigiorno, al fattore decisivo che ha “salvato il mondo” – il potere dello scambio reciproco – sia stata attribuita scarsa rilevanza e che, invece, sia stato considerato importante un altro fattore – l’indisponibilità al compromesso – che avrebbe potuto condurci alla distruzione del mondo».
È tempo dunque di aprire nuove porte in vecchi muri, o di riaprire vecchie porte in nuovi muri.
In questo numero, i lettori avranno modo di fruire di un ampio spettro di articoli, fotografie, video che affrontano la metafora del muro e della porta da svariate ottiche e sensibilità. A loro l’augurio che il percorso in questa “architettura” animica risulti godibile e interessante.