Sconfinamenti

Gli autori

“Viviamo con il signor dubbio e ci stiamo abituando ad amarlo”. Questo è il dilemma che ci ha assillato in questi ultimi anni. In questi anni progressivamente ci siamo dovuti confrontare con eventi al limite che implicano la natura, i comportamenti, i rapporti sociali. Lo spostamento verso il limite ci ha messo di fronte a molti dubbi sul come porci come psicoterapeuti rispetto ai nuovi contesti che insieme ai nostri pazienti ci troviamo ad affrontare. 
Siamo chiamati con urgenza ad intervenire in questi ambiti, “sconfinando” in campi e modalità di lavoro che a volte potrebbero non rispondere alla prassi classica che ci appartiene. È il nostro modello psicoanalitico che funge da faro in situazioni a volte nuove e molto complesse. Abbiamo lavorato nell’urgenza del Covid-19, della guerra, delle catastrofi naturali, ma soprattutto in inediti contesti sociali, dovendo intervenire a volte fuori dalla stanza di analisi. Ci troviamo di fronte a delle sfide che dobbiamo affrontare sia come veterani che come giovani analisti. Bion ricorda che “la psicoanalisi non può contenere il campo psichico perché non è un contenitore ma una sonda”, ed è quindi attraverso questo mezzo che possiamo “sconfinare” senza perderci. È un tema che tocca trasversalmente tutte le modalità di prendersi cura: bambini, adulti, coppia famiglia, gruppi. Un argomento che ci pone dinanzi a una differente prospettiva arricchita da esperienze inaspettate e inedite, che consente di separare, ma anche unire, il confine e il suo superamento attraverso sfumature che si incontrano e si intrecciano definendo uno scenario nuovo.

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